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MARMI
E PIETRE
da
"ENCICLOPEDIA BRESCIANA" Antonio Fappani
edizioni "La Voce del Popolo" Brescia - 1991 -
VIII Volume.
Tenuto
presente si ritengono marmi (dal lat. ‘marmora’) i
materiali passibili di lucidatura, e pietre (in lat. ‘lapides’)
tutti gli altri. La provincia di Brescia è
particolarmente ricca degli uni e delle altre. Tra i marmi
domina soprattutto il ‘‘botticino” e il ‘‘semiclassico’’.
Alle rocce sedimentarie appartengono i giacimenti
marmiferi che interessano la fascia che va dal Comune di
Botticino, attraverso le vallette che li collegano, a
quelli di Virle, Mazzano, Nuvolera, Serle, e da cui si
escavano i vari tipi che vanno sotto il nome di Botticino
da quello classico di maggiore uniformità di tono fino al
fiorito» di Serle che è più fantastico, con motivi
quasi ghiacciati nella pietra — e il tipo del Mazzano più
scuro, quasi nuvolato. Nella classe delle rocce
metamorfiche rientra la Breccia
Aurora, escavata in Comune
di Paitone e di Gavardo (marmo di notevole pregio
commerciale per i suoi intensi colori su fondo
paglierino). Tutte le cave della zona, comprendenti quelle
di materiale bianco e semi-scuro affine al botticino, site
a Mazzano e a Virle, attingono alle stratificazioni della
corna, appartenente appunto al liassico inferiore, la
quale affiora nel bresciano in potenti formazioni,
specialmente da Brescia al Garda, così da dare un
particolare aspetto paesistico alla regione che ne viene
attraversata. Notizie sulle stratificazioni di corna si
possono trovare particolarmente nelle pubblicazioni dei
geologi bresciani. Il Cacciamali ha uno studio particolare
della regione dalla Maddalena a Gavardo dove la corna
domina la pianura e forma la parte principale del vasto
territorio di Serle. Da consultarsi anche la sua opera
maggiore che comprende tutte le Prealpi lombarde. Una
breve e succosa nota del Cozzaglio, contenuta nelle sue
note alla carta geologica di Peschiera, dà un’idea
generale della corna da est di Brescia fino al Garda, e
delle sovrastanti formazioni, variabili e lacunose: ora
rappresentate dal corso o dalla breccia locale che dà il
marmo aurora, ora dai calcari argillosi del medolo o
addirittura del silicifero giurese che riposano a diretto
contatto della corna. Anche i recenti studi del Bonomini
sulla sinistra e sulla destra della VaI Toscolano
comprendono vaste distese di corna, come quella grande fascia che va da Vobarno al Garda e che conta le cime dei
monti Forametto, Spino, Pizzocolo e Castello di Gaino; o
il prossimo affioramento che culmina nelle cime del
Denervo e del Comèr sopra Gargnano. Ma non tutta la corna
ha purezza, saldezza e regolarità simili a quelle che si
riscontrano nelle località indicate di Botticino, Virle e
Mazzano. Qui gli strati sono alti e regolari — veri
banchi — e il calcare è quasi puro, rappresentando
circa il 98 per cento della massa (il carrara raggiunge
talvolta anche il 99 per cento). Pur antichissima
l’escavazione di marmo e di pietre, forse più antica di
quella del ferro, ha avuto fama solo con la recente
esportazione, specie dei marmi di Botticino, Virle e
Mazzano.
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