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 portali di palazzi e chiese a Brescia
MARMO E PIETRA
da ENCICLOPEDIA BRESCIANA
 
 
 

MARMI E PIETRE

da "ENCICLOPEDIA BRESCIANA" Antonio Fappani 
edizioni "La Voce del Popolo" Brescia - 1991 - VIII Volume.

Ma il botticino continuò ad essere utilizzato. Nel 1932 serve all’ingresso e alla cinta del Cimitero del Vantiniano. Soprattutto si aprono sempre più numerose vie oltre Atlantico, oltre Pacifico, raggiungendo anche il Giappone. Il botticino viene utilizzato ora per il Palazzo del governo, il Parlamento, la Borsa di Vienna, per il Palazzo delle Nazioni a Ginevra e in molte altre località. Rallentata e quasi del tutto interrotta durante la seconda guerra mondiale, l’escavazione e la lavorazione riprende nel dopoguerra e particolarmente negli Anni Cinquanta. L’escavazione continuò ad essere affidata a ditte di Botticino, Rezzato alle quali s’erano aggiunte altre di Chiampo (Vicenza). La produzione annua nel 1963 si aggira va sui 15.000 mc. circa e dava lavoro a circa 500 lavoratori. Nel 1974 1000 me. di marmo (di cui però solo il 10 per cento di tipo classico) vengono ancora cavati a Botticino. Nonostante il ripetersi di attacchi contro il botticino (nel 1989 pesanti furono quelli di Luca Villoresi) il marmo bresciano ha continuato ad essere utilizzato tanto da raggiungere (fatta eccezione forse della Cina e dell’URSS) tutte le nazioni del mondo compresi Singapore, Formosa, il Sud Africa e l’Alaska. Un problema vivo per decenni è quello del lavoro di escavazione, specie a Botticino. Essendo la zona marmifera tutta di proprietà comunale, le cave vengono date in concessione per asta pubblica. I primi contratti che si trovano negli archivi del Comune risalgono al 1887 e riguardano convenzioni (con i Gaffuri, Leali, Lombardi ecc.) a breve durata (dai 2 agli 11 anni) a canoni modestissimi. Nel giugno 1914 nel Consiglio Comunale vie ne stipulato un contratto per 18 anni; altri 7 del genere ne seguirono nel 1915. Una convenzione del 3 settembre 1925 e un contratto dell’8 novembre 1926 affidavano le cave di Botticino alla ditta Lombardi fatta eccezione di una cava detta “Cooperativa” da esercitarsi di rettamente o attraverso una cooperativa di operai che in effetti venne costituita nel 1932. In seguito a contestazioni e ad una lite giudiziaria un altro contratto veniva siglato tra il Comune e la ditta Lombardi il 12 settembre 1941. Nel gennaio 1958 veniva siglato un nuovo accordo con la ditta Lombardi e con la Cooperativa operai cavatori che venne rinnovato nell’agosto 1982. Nel frattempo la manodopera era andata continuamente calando mentre le cave nella zona di Botticino, Rezzato, Virle, Mazzano, Nuvolera, Nuvolento, Paitone, Vallio, Vobarno ecc., andavano ridimensionandosi. Nel 1978 il comune varava un piano comunale delle attività estrattive. Una convenzione per lo sfruttamento delle cave venne siglata a Rezzato nel luglio 1983. Dagli Anni Settanta si moltiplicano intorno al “botticino” anche interventi culturali. Nel marzo 1976 viene proposto per iniziativa del la Fondazione “Lucio Fontana” l’allestimento di un museo del marmo presso villa Fenaroli di Rezzato, poi non realizzato. Mostre si susseguono dal 1977 fino al 1989. Nell’aprile 1987 si interessa a nuove tecniche di escavazione il Centro studi del Politecnico di Torino. Al cavatore viene dedicato a Botticino M nel 1981 un monumento eseguito da Ernesto Gatti su progetto del geom. Ennio Capretti. Nella zona del botticino specie a Mazzano e Paitone si trovano anche altri marmi come quelli di calcare rosso mandorlato, e altre cave anticamente messe a profitto di marmo bianchiccio. A Botticino Mattina vennero aperte cave di calcare bianco, che il Curioni classifica tra i marmi giallicci, e che sul luogo vengono chiamati corna — altro nome entrato nel linguaggio scientifico. — Ancora a Botticino Mattina si scavava un marmo roseo, molto in uso, mentre dalle prossime alture di Rezzato si traevano pietre bianche da taglio e calcari turchini mandorlati. Il più comune marmo però è breccia aurora, già bellissimo materiale a caldi e intonati colori, prevalentemente sul rosa, sul nocciola ed oliva, in uno sfondo chiaro. Quasi tutte le ditte che eserciscono le cave del botticino hanno cave di tale breccia nella vicina località di Paitone, lavorata negli stessi stabilimenti di Rezzato e Virle Treponti. E' un materiale saldo e di bellissimo effetto che trova applicazione, lucidato, per decorazioni di sale, di altari, di monumenti e di camini, per pavimentazioni, per tavolini da caffè, per lastre su banchi e mobili, ma anche per rivestimenti edilizi come le pareti delle gallerie della Stazione Centrale di Milano. Viene estratta soprattutto sul monte Budellone a Prevalle e fin da tempi antichi, Alla breccia aurora dedicò attenzione soprattutto la ditta Gaffuri e Massardi e poi la Lithos, Dal 1956 la breccia aurora come altri marmi interessa specialmente ditte veronesi e vicentine. Sempre nella zona ricordata si trova alabastro a Paitone e spingendosi a Est si trova marmo nero in Degagna, utilizzato tra l’altro per le cornici degli specchi tra le finestre della Loggia e dei portici dell’Orologio in Brescia. La tradizione vuole che sia servito anche per costruire il monumento all’imperatore Carlo V. A Serle si scava va un bel marmo roseo venato suscettibile di bella levigazione, ed utilizzato per stipiti e camini. Marmi pregevoli venivano scavati sul Monte Denervo sopra Gargnano, utilizzati tra l’altro per il presbiterio del Santuario di Montecastello di Tignale. Salendo per la Valsabbia si trova ‘botticino’: a Barghe dove c’è un pregevolissimo marmo di un rosso vivo marezzato, a Presegno porfido, marmo nero fra i migliori si trova a Navono e a Lavenone, marmi bianchi saccaroidi a Bagolino, utilizzati, causa l’isolamento, solo in opere locali ma che il Cocchetti nel 1857 asseriva che potevano competere con quello di Carrara. A Caino esisteva una cava di marmo nero. 
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