L'ultimo scalpellino

 

PORTALI DI PALAZZI E CHIESE A BRESCIA
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STUDI DI ORNATO
 portali di palazzi e chiese a Brescia
MARMO E PIETRA
da ENCICLOPEDIA BRESCIANA
 
 
 

MARMI E PIETRE

da "ENCICLOPEDIA BRESCIANA" Antonio Fappani 
edizioni "La Voce del Popolo" Brescia - 1991 - VIII Volume.

Nel 1889 all’esposizione industriale operaia sono presenti la Società Operaia di Rezzato, i fratelli Massardi, Fedele Marchesini di Brescia. Nel 1898 a quelle esistenti si aggiunge la Massardi e Gaffuri di Mazzano e poi di Virle e di Prevalle (che poi più tardi verrà prelevata dalla Lithos e Marmi). E la ditta Massardi e Gaffuri che introduce per prima in Italia la lavorazione meccanica ad aria compressa, sviluppando l’industria del marmo così da produrre migliaia e migliaia di blocchi di marmo greggi e lavorati che raggiungono presto Milano, Asti, Torino, Genova, Sanremo, Padova, Treviso, Cremona, Roma e inoltre Londra, Lugano, Karthum in Egitto, Allahabad in India, Buenos Aires, ecc. La ditta Davide Lombardi da sola impiega a sua volta circa 300 operai e compie rilevanti lavori in Brescia, Padova, Venezia, Bergamo, Milano, Genova, Cremona e Roma, e, ancora, a Vienna, nel principato di Monaco, ad Alessandria d’Egitto, in India, in Argentina. Nel frattempo assumono rilievo la ditta Annibale Sberna di Virle, la Fratelli Zani di Rezzato, la Società Marmifera Camuna. Agli inizi del secolo la produzione media annuale delle ditte in materiali greggi e lavorati è di circa mc. 10000, a cui va aggiunto lo smercio di assai rilevante quantità di pietrame di rifiuto, di solito inutilizzato. Nei primi anni del secolo aumenta il numero di addetti al lavoro (che nel 1910 sono circa 400) e non essendoci sufficiente mano d’opera locale si assiste al fenomeno dell’immigrazione: circa una cinquantina di operai giungono dal veronese, altri da Carrara, e con loro giungono a Botticino nuovi sistemi di lavorazione e nuovi strumenti (si sostituiscono, ad esempio, le mazzette di ferro con mazzette di acciaio che non hanno l’inconveniente di consumarsi tanto in fretta). Nel 1913, si forma la ‘‘Cooperativa Marmi” con operai delle cave di Botticino e operai di un cantiere di Rezzato. Nei primi anni del secolo il botticino viene utilizzato per il Palazzo di Giustizia di Roma (1903-1904), e il Monumento a Vittorio Emanuele II detto il Vittoriano. Nei 1904 (in seguito a contratto siglato il 21 dicembre 1903) la ditta Gaffuri e Massardi di Mazzano allarga l’escavazione di marmo al territorio di Paitone in una porzione di monte al mappale 328. Nel I dopoguerra l’esportazione del “Botticino” sia in blocchi greggi che in pezzi finiti per l’architettura si va ancora più sviluppando oltre che verso l’Europa e le due Americhe anche verso l’Australia, l’Africa e l’Asia. Nel frattempo sviluppa la sua attività la “Lithos e Marmi” che ha prelevato la ditta Gaffuri e Massardi. Nel 1928 la Ditta fratelli Lombardi e la ditta Trotta aprono una nuova cava a Paitone seguite poi nel 1937 dalla ditta Angelo Gamba di Rezzato. Nel 1925 il botticino raggiungeva l’Avana e venne utilizzato per: il monumento al presidente Zaya (opera dello scultore fiorentino Angiolo Vannetti e dell’arch. Ettore SaNatori), la succursale della Banca di New York e, più tardi, nel 1930 il monumento a Josè Miguel Gomez dello scultore Niccolini. Di pari passo è la diffusione del botticino in Argentina ed in altri Paesi dell’America del Sud. Vivaci polemiche sul marmo di Botticino vengono sollevate da Ugo Ojetti nel 1930 che coinvolgono poi giornali e riviste. 
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