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MARMI
E PIETRE
da
"ENCICLOPEDIA BRESCIANA" Antonio Fappani
edizioni "La Voce del Popolo" Brescia - 1991 - VIII
Volume.

| I Marmi di questa
zona si trovano in terreni di sedimento del lias nelle
due suddivisioni denominate corso e corna. Gli strati
che vi si trovano hanno spessori da uno sino a sei metri
e permettono la escavazione di monoliti enormi che
possono raggiungere 15 metri di lunghezza e 300 metri
cubi di volume. Si suddividono sul posto in blocchi
minori trasportabili nei cantieri, e che possono
tuttavia toccare il peso di 300 quintali. Oltre le
dimensioni dei blocchi contraddistinguono questo marmo
la grandissima resistenza ed omogeneità di struttura,
la trascurabile porosità, nonché la perfetta
lucidatura di cui è suscettibile, che mette in evidenza
morbide e calde colorazioni. Questo marmo sopporta
pressione che lo pareggiano al granito e che gli fanno
sfidare i secoli. Esperimenti compiuti presso i
Politecnici di Torino e di Bologna e nell’Istituto
tecnico superiore di Milano hanno appurato che il marmo
di Mazzano e Botticino offre in media una resistenza
alla rottura di chilogrammi 1352 al centimetro quadrato,
mentre il granito di Mont’Orfano in provincia di
Novara, quello della Balma presso Biella e l’altro di
Baveno sul lago Maggiore, presenta no resistenze
rappresentate dai numeri rispettivi 680; 800; 690; senza
dire che, i marmi di Carrara poi, venato e bardiglio,
presentano una media resistenza di soli 300 chilogrammi.
Questo si è prestato fin dall’antichità ai più
delicati lavori di scultura, compresa la statuaria.
Vengono fatte risalire ai tempi di Roma (se non
addirittura agli Etruschi) le prime cave. Si ritiene che
le prime cave si trovavano sul dorso orientale del
promontorio della Trinità dove al valico per Botticino
Mattina vi è ancora un pianoro tra la Trinità e la
collana Castello detto la ‘lasa’ (che significa
lastra di pietra) che serviva come deposito di lastre
scavate, in attesa di essere trasferite, e, inoltre
‘e! bùs del marmo’, una voragine lasciata da una
escavazione delle pietre. Vi lavoravano soprattutto
liberti e anche schiavi. Il più antico pezzo di
‘botticino’ è un capitello ionico-italico di
colonna datata all’età tardo-repubblicana (I sec. a.C.).
Ma poi via via tracce di botticino si trovano sempre più
frequentemente nel santuario repubblicano (sottostante
il Capitolium) e in maniera determinante nell’età
imperiale nel Capitolium nel Teatro e in molti altri
monumenti. In base a ciò, c’è chi come Angelo
Galotti fa addirittura risalire il nome di Botticino da
un Buttus, primo proprietario di cave. Salvo
probabilmente i secoli più oscuri delle invasioni
barbariche il botticino continuò ad essere utilizzato
come dimostrano costruzioni sia nel Duomo vecchio e come
in chiesette più modeste come quella di S. Faustino di
Botticino Mattina (sec. XII) e in molti altri monumenti.
Una decisa ripresa dovette verificarsi verso la fine
del sec. XV e agli inizi del sec. XVI (facciate della
chiesa dei Miracoli, Loggia e molti monumenti). E’
stato rilevato come quasi non esista un angolo della
città e di altri centri della provincia che non abbia
edifici in botticino, e come esso non sia utilizzato
soltanto in blocchi da costruzione ma anche in motivi
ornamentali di ogni genere. |
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