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IL CAPITELLO
Il
bello piace a tutti ; magari fosse vero , per chi non
possiede la bellezza , vivere significa sprofondare in
un abisso buio e profondo : le tenebre .
Oggi
troppi sono i luoghi comuni nei quali troviamo stabilità
e un’entità estetica ; non è bello ciò che è bello
ma è bello ciò che piace : sì, forse per la
superficialità che ci circonda e per il menefreghismo
con il quale trascuriamo le opere e i manufatti che i
nostri antichi ci hanno lasciato .
Ed
è proprio di loro che dobbiamo parlare , dato che
grazie alle esperienze del loro vissuto noi , oggi ,
possiamo percepire i canoni della proporzione estetica a
trecentosessanta gradi e la bellezza .
Chissà
come gli antichi , inesperti riuscirono a farsi una
cultura a riguardo visto che di cultura si tratta ;
nonostante fossero “alle prime armi” sono riusciti a
trasmetterci messaggi ben precisi che rientrano dopo
secoli nel galateo odierno . Molto probabilmente siamo
fieri dei nostri predecessori per natura , dato che ci
hanno lasciato qualche cosa e visto che oggi come oggi
siamo qui a spiegarci cose che non hanno né inizio né
fine e ora il presente lo siamo noi è inutile chiedersi
come sarebbe stato se al posto dei Fenici , degli Egizi
e dei Greci ci fosse stata una squadriglia di
extraterrestri senza testa e cuore per capire che di
musica , pittura , scultura , poesia e architettura ,
non si potrebbe neanche parlare .
Con
un aneddoto di un grande dell’architettura
intraprenderemo un viaggio nella storia del capitello
partendo dalle origini dove i primi geni la vedevano
proprio così :
…Senza
colore non vi è sfarzo , come senza fiori non vi è
giardino … La decorazione , cioè la pittura e la
scultura si innestano tanto bene nell’architettura ,
che questa senza
quelle sarebbe vuota e deficiente ... A.Melani
primi 1900
E
proprio così gli Egizi amavano vivere creando ed
essendo circondati da elementi sfarzosi . Nonostante le
scarse conoscenze e le scarse risorse ambientali ,
furono loro i geniali predecessori del bello . Il
capitello era da loro visto come un elemento di primaria
importanza , l’incoronamento del manufatto realizzato
. Mentre antecedente agli Egizi , le trabeazioni
venivano appoggiate direttamente su pilastri o colonne ,
qui viene inserito questo elemento decorativo ,
intermedio tra il sostegno e la cosa da sostenere per
completare ed arricchire la staticità costruttiva .
Era
generalmente costituito da due parti , la prima sfarzosa
ed elegante appoggiata sulla colonna era adibita alla
decorazione ed era quasi sempre almeno triplice rispetto
alla seconda dalla quale era sovrastata , che al
contrario era molto semplice : un parallelepipedo che
dava al capitello un senso di stabilità e compensava
con l’estrema fantasia e leggiadria del suo sostegno .
La sua conformazione strutturale dalle architetture più
antiche alle più moderne potremo notare che non cambia
, infatti analizzando qualsiasi capitello si può
constatare che tende ad allargarsi sempre in cima
piuttosto che sulla base : la ragione è evidente ,
sotto deve innestarsi al pilastro o alla colonna , sopra
il capitello deve allungarsi in modo da abbracciare
meglio l’architrave per assorbirne meglio il peso e
trasmetterlo poi al vero sostegno , cioè al fusto della
colonna : ne deduciamo che a livello strutturale funge
da chiave mediatrice tra i due corpi della costruzione ,
trabeazione e pilastro .
Di
certo la fantasia ai nostri cari Egizi non mancava
proprio , lo si nota dagli esempi qui sotto riportati .
Come si può vedere venivano utilizzati come
spunto per l’arricchimento della parte bassa del
capitello (che poi chiameremo “echino”) , elementi
naturali come foglie e steli floreali oppure disegni
geometrici che smorzavano slanciandola , forma e
dimensione talvolta rozza e tozza .
Per
la realizzazione pratica erano abituali utilizzare
materiali recuperati nell’ambiente circostante e a
volte per le grandi opere venivano sfruttate
imbarcazioni per il trasporto di grandi massi
provenienti da regioni assai più distanti .
Utilizzavano , basalto , porfido , marmi bianchi e
pietre colorate che poi venivano lavorate in base all’
esigenza degli scultori .
Gli
Egizi sfarzosi per le condizioni del loro spirito ,
amavano il colore che veniva usato come mezzo di
arricchimento la dove il manufatto più semplice nella
forma , richiedesse un maggiore abbellimento : erano
anche soliti coronare i loro capitelli con simboli e
geroglifici ; ovuli e gusci .
Nessun
paese diede per tanto al capitello la varietà e la
stravaganza dell’Egitto , dove la modestia e
l’inattesa ricercatezza del bello non trova eguali .
Facendo
un balzo geografico di parecchie centinaia di chilometri
, troviamo un’altra realtà , fondata principalmente
sull’agricoltura e sulle lavorazioni di metalli
preziosi quali argento , oro e bronzo .
A
differenza degli Egizi , in Mesopotamia le popolazioni
erano poco attente al bello e all’estetica , curavano
più gli aspetti commerciali e rafforzavano la loro
entità essendo materialisti e stando con i “piedi per
terra” .
Insomma
per un’Assiri viaggiare di fantasia e poeticamente
realizzare un opera artistica risultava piuttosto buffo
, la sua vita si concentrava sul battere i mari da avido
mercante e se proprio di architettura si vuol parlare ,
costruiva piuttosto imprese dove si realizzavano
manufatti artistici .
Ora
non esageriamo , sia gli Assiri , i Fenici che i
Babilonesi erano popolazioni comunque con una grande
cultura , anche loro decoravano gli ambienti , erigevano
palazzi monumentali e realizzavano fantastici capitelli
; solamente non avevano molto a che fare , a livello di
fantasia creativa con la popolazione di cui prima
abbiamo parlato : gli Egizi .
Troviamo
conferma a questo dato osservando i pochi esempi di
innovazione a livello architettonico poiché mantennero
pressoché inalterate le strutture rispettando i canoni
da loro conosciuti .
Tanto
per dare un’idea di come i Mesopotamici realizzassero
i capitelli ; prima di passare ad un’altra
importantissima civiltà possiamo notare come
nell’immagine qui sotto riportata si veda l’eleganza
di questa colonna sormontata da un capitello davvero
insolito .
Si
può osservare l’influenza dei canoni fantastici Egizi
nel fusto e nella base , contrapposti da questi
capitelli con forma animale proprio per far capire
quanto loro fossero legati alla vita terrena e materiale
. Il capitello innalzato sul fusto senza passaggio
ragionevole ha quasi un aspetto sgraziato e da un’idea
di non curanza , che al contrario troviamo nella base .
Rispecchiavano le loro ideologie ferme e razionali
elaborando maggiormente la parte che più era a contatto
con il terreno .
Servirono
proprio per questo motivo anche queste civiltà ,
infatti da li a poco si stava per compiere una cosa
straordinaria , si stavano addentrando in un’epoca in
cui , per quanto riguarda l’arte architettonica e
scultorea , la cosa di prim’ordine era fare apparire
bello tutto ciò che li circondava .
E
furono proprio i Greci a far diventare l’ornato
architettonico una dottrina dove la cura e la ricerca
minuziosa dei particolari resero questa civiltà unica
per il resto dei tempi .
Cominciarono
con l’inserire una serie di innumerevoli manufatti
talvolta ripetuti là dove strutturalmente non vi era
richiesta . I templi venivano bardati da decine e decine
di colonne ; le architravi riempite fitte fitte da
formelle e ornati eccelsi e i capitelli ritornati
semplici ma eleganti davano alle strutture un grande
aspetto solido .
Si
stabilizzò così lo stile dorico , che fece il suo
ingresso non tanto per sfarzo e bellezza estetica , ma
quanto nell’accurata ricercatezza delle proporzioni e
dell’apparenza ottica . Lo dimostra il fatto che le
colonne tozze e grevi cominciano a essere slanciate per
raggiungere altezze proporzionali con il resto della
struttura . I Greci conobbero felici accorgimenti
persino a correggere gli effetti ottici
che la colonna , per la sua maestosità e per le
lunghe scanalature dava al visitatore .
Inserirono
l’elemento umano come la cariatide , leggiadra ed
elegante pronta a sostenere il peso immenso delle
architravi .
Il
capitello in questo frangente , si distingue dagli altri
per le sue caratteristiche .
Era
formato , da una sorta di cuscinetto rigonfio (echino) ,
che legava il fusto alla parte che lo sormontava :
l’abaco un dado quadrato e disadorno .
Subito
dopo l’ordine dorico i Greci studiarono altri due
nuovi stili , più leggiadri ed eleganti , ma sempre
mantenendo quell’ effetto di stabilità necessaria a
rendere efficace la composizione strutturale : lo ionico
e il corinzio .
La
differenza sostanziale tra quest’ ultimi e l’ordine
dorico ricade nella struttura della colonna e nel
capitello , lo dimostra il fatto che la colonna ionica e
corinzia non sorgeva direttamente dallo stilobate(base o
pavimentazione del tempio) , ma bensì poggiava su una
serie di elementi sovrapposti di forma circolare tipo
anelli piani o a toro . Il capitello ionico aveva al
posto dell’echino una doppia voluta poggiante su un
collarino decorativo e l’abaco un piattello quadro con
testa a toro lavorato generalmente sul suo perimetro con
gusci o ovuli .
Il
capitello ionico sul finire del V secolo evolvette in
corinzio , una specie di versione ancora più arricchita
che aveva oltre alle volute una serie di foglie
d’acanto a sostenerle .
Una
sensazione di semplicità e di energia il “dorico” ,
di finezza e grazia lo “ionico” e il “corinzio”.
Nella
colonna dorica il rapporto fra l’altezza e il diametro
di base
variava da 4:1 a 6:1 , mentre negli ordini successivi il
rapporto si aggirava attorno a 8:1 o 10:1 .
Per
la realizzazione di questi manufatti venivano utilizzati
diversi materiali come mattoni in argilla seccata al
sole , terracotta , legno e pietra che con l’andare
del tempo divenne il materiale di gran lunga più
utilizzato . Quest’ultimo di calcare duro o marmo ,
presente e di ottima qualità in tutto l’oriente
mediterraneo , veniva tagliato in blocchi nelle cave
dove si effettuava una prima sbozzatura ; dopodiché li
si faceva scivolare lungo il pendio e li si caricava sui
carri per trasportarli nel luogo dove si doveva
costruire . Per sollevarli e muoverli si adoperavano
diversi mezzi e strumenti : canali , solchi e fori di
aggancio ; tenaglie , livelle , gru , carrucole , leve ,
robuste funi (tutto rigorosamente artigianalmente
empirico). Bisognava poi squadrarli con estrema cura,
usando asce, scalpelli, martelli, magli. Per farli
aderire, non si adoperavano malte e simili leganti, ma
si faceva affidamento sulla forza di gravità o su
cavicchi, tiranti e grappe di metallo di varie forme (a
doppio T , ad H , ad angolo retto e a uncino), magari
rivestiti da guaine di piombo . Le superfici di marmo
erano levigate con pietre lisce , sabbie e lubrificanti
; quelle di calcare ruvido , rivestite da intonaci . |